Toh! Ho vinto un Poken
Qualche giorno fa ho parlato di Poken e del relativo contest.
Ho partecipato al contest con tre proposte, poco convinto di vincere.
Oggi ho avuto la sorpresa si scoprire di aver vinto il contest!
Qualche giorno fa ho parlato di Poken e del relativo contest.
Ho partecipato al contest con tre proposte, poco convinto di vincere.
Oggi ho avuto la sorpresa si scoprire di aver vinto il contest!
Non ho mai avuto la mania dei biglietti da visita. Sì, di tanto in tanto ne ho stampato qualcuno, ma solo perché avevo trovato quel programma fantastico che ti faceva creare i biglietti personalizzati o perché una qualche ditta ti offriva uno stock di 100 biglietti gratuiti o, ancora, perché l'azienda in cui lavoravo li aveva stampati per me.
Devo ammettere però che, di tanto in tanto, mi avrebbe fatto comodo averne uno, invece di dettare nome e cognome, lettera per lettera – in Olanda, figuriamoci se capiscono come si scrive Sciamanna, quando già in Valle d'Aosta me lo scrivevano sempre Chamanna -, numero di telefono, indirizzo email e chi più ne ha più ne metta.
Ho appena scoperto però qualcosa che sta titillando il mio essere "geek inside": Poken, il Biglietto da Visita, Elettronico e Sociale.
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Se avete letto l'articolo di Fabrizio Trentacosti "Facebook, il social network un po troppo sociale!" o quello di Nick O'Neill (in inglese) "10 Privacy Settings Every Facebook User Should Know" e, ammesso che abbiate applicato adeguatamente le impostazioni per la privacy, sarete probabilmente convinti di essere abbastanza coperti da involontari imbarazzi causati da foto o video compromettenti.
Grazie alla malizia di un'amica, pare che le nostre foto, oltre ad essere a tutti gli effetti pubbliche e accessibili a chiunque sappia come fare, una volta cancellate da un album sembra non siano effettivamente rimosse dai server (su questo punto bisogna ancora verificare una cosa, della quale parlerò più avanti).
Quando pubblichiamo una foto su Facebook, questa è caricata sui loro server (upload), probabilmente ridimensionata e quindi associata all'album che abbiamo creato che, a sua volta, è associato al nostro account.
Quando si carica una foto su un servizio pubblico, questa dovrebbe essere salvata su un server privato (cioè non accessibile direttamente da chiunque, nemmeno dal proprietario della foto, se vogliamo). Per il resto, vale quanto scritto sopra.
Quando visualizziamo una foto su Facebook, noi vediamo la pagina di Facebook e al centro la foto. In HTML (il meta linguaggio utilizzato per comporre le pagine Web), per visualizzare una foto bisogna fare riferimento all'indirizzo in cui si trova questa foto o a "qualcosa" che simuli tale indirizzo.
Nel nostro caso, il riferimento punta direttamente all'indirizzo della foto.
Una volta noto questo indirizzo, chiunque, anche chi non ha un account in Facebook, può vedere la foto, indipendentemente dalle impostazioni di privacy che avete configurato (sic!)
Il riferimento all'indirizzo, come già detto, può essere simulato.
Senza entrare nei dettagli, si tratta di codice che genera al volo l'immagine e che "illude" il browser, facendovi vedere, per l'appunto, l'immagine.
Questa tecnica è molto comune e permette in alcuni casi di generare immagini in funzione di chi le vede, aggiungere una filigrana o il nome del sito per proteggere i diritti sulla foto, oppure, in questo contesto, permetterebbe di controllare:
Questo non succede al momento perché, come detto sopra, Facebook si limita ad utilizzare l'indirizzo reale della foto.
Quello che stupisce è che nessuno, nel team di Facebook, sembra pensato a questo problema, il che mi porta a certe conclusioni che scriverò più avanti in questo articolo.
Sempre l'amica maliziosa, ha provato a cancellare una foto da Facebook per vedere cosa succedeva.
A distanza di ore, utilizzando l'indirizzo reale della foto, questa è ancora visibile.
Esiste una cosa che si chiama cache: questa memorizza delle informazioni per evitare al server di andarle a cercare ogni volta che sono richieste, velocizzando quindi il caricamento della pagina. Questa cache può essere una combinazione di due cache: una sul server e una sul vostro computer.
Ho cancellato la cache del mio computer e la foto si vede ancora.
A dire il vero, non possiamo fare molto, sempre che non vogliate cancellare il vostro account.
Personalmente, darò 24 ore di tempo a Facebook per verificare che la foto cancellata non sia ancora nella loro cache: se, dopo quelle 24 ore, la foto sarà ancora visibile, darò per scontato che Facebook conserva tutte le nostre foto e probabilmente per qualche uso a noi ignoto.
A maggior ragione, sospetto che Facebook possa avere dei secondi fini nell'usare un indirizzo pubblico per le nostre foto, altrimenti non si spiega davvero perchè utilizzino un sistema che deve essere naturalmente escluso in un servizio del genere, che contiene milioni di foto private.
Se volete lamentarvi, ci sono due link utili che potete utilizzare (ammesso che qualcuno dall'altra parte legga). Io li ho usati entrambi: vi consiglio di scrivere in inglese.
Avrei anche il link per contattare Mark Zuckerberg (il fondatore di Facebook), ma rischierei di violare la sua privacy, anche se pare che lui (o chi per lui) possa farlo con noi.
Grazie Cristina (l'amica maliziosa).
— Aggiornamento: scopro ora che rammit ha scritto un paio di settimane fa su come accedere alle foto di Facebook di chiunque.
17/04/2008 — Aggiornamento: oggi Punto Informatico ha pubblicato un articolo in merito: Niente privacy, benvenuti su Facebook.
Abbiamo il nostro bel computer che, se siamo fortunati, funziona egregiamente, senza mai darci problemi.
Ammesso e non concesso che questo sia uno scenario realistico – non ho mai visto un computer che non abbia sofferto di un qualunque problema, seppur minimo, a prescindere dal sistema operativo –, anche gli agenti esterni possono causare dei danni incontrollabili non indifferenti. Il classico esempio è il picco di tensione che ne danneggia le parti elettroniche (e a volte anche meccaniche), creando danni spesso irreversibili.
I metodi per tutelarsi ci sono e si basano su due categorie principali che suggerisco di considerare.
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Chiedo scusa per la lunga introduzione (molto lunga, davvero), ma è necessaria per chiarire certe problematiche con l'autore originale dell'articolo. Per dirla con parole semplici, mi paro il fondoschiena.
Se non siete interessati, saltate tutta la parte in corsivo.
Questo è stato il più lungo lavoro di traduzione e revisione che mi sia capitato di fare. Inizialmente avrei voluto pubblicarlo qui, poi ho contattato l’autore, con il quale decidemmo di pubblicarlo sulla versione italiana del suo sito (non esistente allora e oggi). I tempi si allungavano e quindi sono tornato all’idea di usare questo blog per pubblicare una versione in italiano dell’articolo di Nick O’Neill “10 Privacy Settings Every Facebook User Should Know”.
Malgrado diverse discussioni con l'autore, il quale considerava potenzialmente leso il traffico potenziale al suo sito (l'utilizzo doppio del termine "potenziale" è intenzionale), sono arrivato alla decisione di pubblicare ugualmente l'articolo, considerato che:
La sola cosa della quale posso prendermi il merito, al limite, è il lavoro di traduzione e di creazione delle immagini in italiano.
Ritengo inoltre che, considerato il lavoro di altri sedicenti autori, che ripubblicano articoli di altri (spesso tramite un semplice copia incolla o l'utilizzo diretto degli RSS), senza attribuire alcun credito all'autore originale, e senza chiedere il permesso, questo articolo sia più che legittimo.
Se in futuro dovessero emergere elementi che dimostrino una mia eventuale azione "illecita", ne prenderò atto e adempirò ai miei doveri. Fino ad allora, buona lettura!
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Recensisco qui un programma che, sfortunatamente, non ho modo di provare (non ho un Mac), ma spero di farlo presto.
LifeHacker però ne parla molto bene e qui riprendo la loro recensione.
L’applicazione gratuita AddressBookSync preleva le foto dei tuoi contatti da Facebook e le sincronizza con la rubrica di Mac OS X, in modo da avere sempre delle belle foto assegnate ai tuoi contatti (e, se va bene, non dimenticarsi un altro compleanno).
Lo spam, si sa, è come l'herpes: lo si prende, prima o poi, e resta lì, latente (neanche tanto poi) per poi scoppiare di tanto in tanto, con una sfilza di messaggi fastidiosi. E non c'è vaccino o cura che regga: prima o poi torna.
Un tipo di spam recente è quello che arriva tramite Facebook: inviti ad iscriversi a gruppi che dicono di farti vedere chi visita il tuo profilo, quale personaggio famoso ti somiglia di più o chi è la tua anima gemella.
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Questo articolo é indirizzato a tutte quelle persone che non hanno ben chiaro cosa stanno facendo, quando rispondono ad un messaggio o cliccano su un link.
Non è una critica, tanto meno una ramanzina. Piuttosto, è il mio modo di spiegare a queste persone come proteggersi da certi rischi.
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